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Articolo scritto da Giuseppe Pastore per Blogosfere il 15/12/08Se non avessimo paura di averne annunciate già troppe, tutte regolarmente sfiorite nel giro di pochi anni, potremmo dirlo ad alta voce: anche l’Italia può finalmente sperare in un futuro top 10. Ma bisogna andarci piano: Giacomo “Jack” Miccini, con una predilezione per Goran Ivanisevic e già finito da quattro anni tra le sapienti grinfie di Nick Bollettieri e da qualche mese sotto contratto con la IMG, al momento è poco più che un bimbo e prima di diventare grande deve ancora maturare dentro e fuori dal campo (lo prova l’increscioso episodio che l’ha visto protagonista lo scorso maggio al Trofeo Bonfiglio a Milano: innervosito da alcune chiamate a suo sfavore da parte dei giudici, Miccini, aizzato dal suo box, ha subito prima un penalty point, poi un penalty game, quindi si è rivolto al giudice di sedia con la famigerata frase “Adesso prova a darmi partita persa e non esci vivo di qui”, il che ha reso necessaria la sospensione del match). Di Recanati come un altro Giacomo illustre, è uno dei pochi classe ’92 (tra cui i già trattati Tomic, Krajnovic, Harrison e Yuki Bhambri, quest’ultimo nato 24 ore prima di lui e da Giacomo battuto due volte nei due precedenti in almanacco) che nel 2008 sono riusciti a farsi largo nei top 50 della classifica ITF (è stato n. 31 a fine aprile): spinto dal nuovo coach Ariel Gaitan (che negli ultimi tempi sta seguendo da vicino il prodigio giapponese Kei Nishikori, atteso all’exploit nel 2009) ha iniziato a battere sempre più regolarmente le strade del circuito pro, conquistando ad aprile il suo primo punto ATP superando il primo turno del Futures di Aosta. Fisicamente già imponente (è alto 1 metro e 85), ha nel servizio la sua arma migliore: è già in grado di servire pallate a 200 km/h, il che ne fa un battitore molto superiore ai nostri migliori professionisti. Altre caratteristiche: un potentissimo dritto da fondo nella miglior tradizione degli allievi di Bollettieri, un rovescio bimane prevalentemente difensivo, una seconda di servizio a fasi alterne. La sua superficie ideale è il cemento, anche se nell’ultimo Slam juniores disputato a New York ha subito una cocente sconfitta al primo turno contro il qualificato Kandath, ultima delusione di un 2008 in verità sotto le attese, chiuso in bruttezza con un infortunio all’anca che lo terrà lontano dai campi fino a febbraio. Il 2008 è stato l’anno del pane duro: il che, in prospettiva, male non gli farà.
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Articolo scritto da Giorgio Spalluto per Ubitennis il 21/05/08 Clamoroso epilogo del match di secondo turno del Trofeo Bonfiglio tra la grande promessa del tennis azzurro Giacomo Miccini (15 anni) ed il venezuelano David Souto, classico giocatore sudamericano, molto solido da fondo. La partita si è conclusa anzitempo nel terzo set quando si era sul 4-3 per il venezuelano, a seguito di un penalty game inflitto al ragazzo di Recanati, reo di aver protestato in maniera eccessiva nei confronti del giudice di sedia. In realtà prima che le cose precipitassero era già successo di tutto. L'azzurro, aveva ricevuto già nel primo set (perso 6-3) un’ammozione per alcune frasi rivolte all’arbitro dopo che lo stesso gli aveva chiamato il secondo fallo di piede. Successivamente, in seguito alla stessa chiamata arbitrale, Giacomo aveva ricevuto, da regolamento, il secondo richiamo e quindi il penalty point. A fine del secondo set era stato il sudamericano a beccarsi un warning a seguito di un erroraccio su una comoda voleè. Il parziale se lo aggiudicava 7-5 il nostro Jack, che dimostrava grande carattere nel recuperare uno svantaggio di 3-5. Nel terzo set sul 3-2 per il recanatese, il giudice di sedia chiamava out una palla che per Miccini era nettamente buona. Nel game successivo i nervi dell’azzurro venivano messi a dura prova dalla chiamata dell'ennesimo fallo di piede ai suoi danni. Spalleggiato anche dal pubblico sugli spalti, il ragazzino cominciava ad inveire pesantemente sul giudice di sedia che si vedeva costretto, prima al semplice warning poi al penality point, infine al penalty game. A far precipitare le cose, la minaccia finale che Jack ha inferto al giudice, a seguito del penalty game: "Adesso prova a darmi partita persa e non esci vivo da qui” . In quel momento si è reso necessario l’intervento del supervisor che dava il via libera alla sospensione del match, tra le polemiche del pubblico e del box di Miccini. E’ inutile sottolineare la pessima figura del giovane ragazzo di Recanati che poche settimane fa, nel future di Aosta, aveva conquistato il primo punto Atp. Adesso c’è da chiedersi se le troppe attenzioni riservategli questa settimana per il suo ruolo di grande star del torneo, abbiano giocato un brutto scherzo ad un ragazzino che forse comincia a mal sopportare le grandi speranze che tutti iniziano a riporre in lui Non c’è dubbio che questo episodio andrà probabilmente a danneggiare l’immagine di un ragazzo di soli 15 anni che, probabilmente in cuor suo, è convinto di aver ragione a protestare in quel modo dopo aver subito quella che reputa una grande ingiustizia. Non occorre però essere dei grandi moralizzatori per stigmatizzare questi comportamenti, che l’enorme pressione non può assolutamente giustificare. “Ma a Bradenton non insegnavano a stare in campo?” potrebbe ironizzare qualcuno che magari mal digerisce l’enorme investimento che famiglia e Federazione stanno facendo per fargli frequentare un’accademia come quella di Bollettieri. Insomma, vizio italiano o presunzione americana? |
Gazzetta dello Sport 30/04/08 |
Corriere della Sera 13/03/08 |
Articolo scritto da Benedetta Iacomucci del Resto per il Carlino di Macerata“Ecco la mia vita di baby-campione” Giacomo Miccini secondo al mondo under 16 Parla il padre di Giacomo: “Quante racchette in mille pezzi! E’ impulsivo proprio come me” Si parla di Miccini qui, ma anche di Camila Giorgi, la ragazzina che si allena da Muratoglou, lo stesso centro di Parigi dove sono cresciuti con Bob Brett anche Mario Ancic e Marcos Baghdatis. Sono forse i due ragazzi italiani più conosciuti nel mondo, con Quinzi che fra gli under 12 è forse il n.1 del mondo (Benedetta Iacomucci è una giornalista del Resto del Carlino di Macerata) — MACERATA —TRA RECANATI e Bradenton. Tra Lucio Battisti e l’hip hop. C’è un po’ tutto il suo mondo, in quella hitlist di pre-partita: il mondo di un ragazzino di 16 anni ancora da compiere, che a 12 già girava per aeroporti con la racchetta in valigia, che già si allenava in Florida all’accademia di Nick Bollettieri (il talent scout di Agassi e la Seles, per dirne un paio) e che ogni tanto pensa alla sua Recanati, ai suoi due fratelli, agli amici di scuola che non vede più. OGGI Giacomo Miccini si trova al secondo posto nella classifica mondiale Under 16, si è appena qualificato per gli Us Open, e sono in tanti a pronosticargli un futuro degno dei più grandi. Sempre che riesca a tenere a bada quel caratterino che ogni tanto gli gioca qualche scherzetto, come quella volta (forse più di una) che mandò in mille pezzi la sua stessa racchetta: «Fuori del campo ho un carattere assolutamente tranquillo — confessa —, dentro un po’ meno. E’ per questo che ascolto Battisti e l’hip hop prima di una gara importante. Mi rilassa». Ed è anche per questo che Nick Bollettieri, il suo guru, gli ha regalato un bigliettino che porta sempre in tasca. «E’ il miglior consiglio che mi abbia dato — confessa — Nick dice che lo devo leggere ogni volta che entro in campo: c’è scritto: “Preoccupati del prossimo punto, e non di quello ormai passato”». E funziona? «Abbastanza». ESSERE CONSIDERATO a 15 anni un astro nascente dello sport mondiale è anche una bella responsabilità: «Non voglio correre troppo — dice Giacomo —, so di avere ancora tanto da lavorare. Però ho fatto molti sacrifici, mi sono dato da fare tantissimo, quindi non posso che essere felice di quanto si dice di me». Ma qual è la giornata tipo di un enfant prodige del tennis? «Sveglia alle 6.30, riscaldamento dalle 7.15 alle 8, poi tennis fino alle 11, ginnastica fino a mezzogiorno, poi pausa pranzo. Si riparte alle 14.30 fino alle 17 e poi c’è la scuola, dalle 18 alle 20: vengono degli insegnanti privati a casa, ma quando sono fuori per tornei, seguo delle lezioni online». In tutto fanno quasi otto ore al giorno di allenamento. Mai avuto ripensamenti? «No, questa è la mia strada e la voglio percorrere fino in fondo — dice —. Ma se non dovesse andare come vorrei, sarei comunque contento di lavorare nell’azienda di mio padre». Il mobilificio Giessegi, di Appignano, del quale il padre Gabriele, è amministratore unico. COME PER TUTTE le promesse, c’è già un alone leggendario dietro alle gesta del giovane Giacomo: di lui si dice che a tre anni già conoscesse il punteggio del tennis, che avesse una sorta di “predestinazione” rispetto a questo sport. Il resto, invece, è storia: il primo torneo di categoria vinto a nove anni; il primo allenatore, a Macerata, Giovanni Torresi; il mito di Ivanisevic; la palla di battuta sparata a 200 km orari; da ultimo, l’ospitalità di Nick Bollettieri, che da quest’anno gli “abbona” la retta da 36mila euro l’anno. Evidentemente, ripone nel nostro ottime speranze. «Qui in America c’è un allenamento molto più intensivo — dice Giacomo —; in Italia era difficile riuscire a conciliare lo sport e lo studio. Qui, invece, grazie alla possibilità di frequentare la scuola online, riesco a portare avanti la mia passione». IL PROSSIMO appuntamento in agenda lo porterà in Canada, dove attualmente si trova e si allena. Poi, a luglio, Giacomo tornerà in Italia, dove lo attendono altri appuntamenti sportivi ma anche, immaginiamo, serate e rimpatriate con i vecchi amici: «Loro, insieme alla mia famiglia, mi mancano più di tutti — dice —, ma quando sento la gente che mi dice che ce la posso fare, che devo andare avanti, ritrovo tutta la carica e l’entusiasmo». IL PADRE “Quante racchette in mille pezzi! E’ impulsivo proprio come me” — MACERATA —E’ VERO, quel caratterino così poco malleabile gliel’ha passato lui, Miccini senior. «Siamo gente impulsiva» confessa papà Gabriele, amministratore unico di un’azienda di mobili di Appignano, la Giemmegi. Ma è anche merito suo se tutto sommato quel figliolo ha ancora i piedi ben saldi al terreno. E se, vada come vada, l’avventura sportiva sarà vissuta con serenità. «Io non lo forzo in alcun modo a proseguire — dice —. Quando subisce una sconfitta, quando manda in frantumi la racchetta e per 3 o 4 giorni stacca il cellulare perché non vuole parlare con nessuno, io lo lascio fare e non mi intrometto in alcun modo. Anche il fatto di trasferirsi in America è stato casuale. A me interessava che imparasse l’inglese, il tennis era secondario. Anche perché ci sono almeno 2mila giovani atleti che lottano per rientrare tra i primi venti campioni al mondo. Parlarne adesso è prematuro». Ma che ci crede, e tanto, è subito chiaro a chi lo sente raccontare di quel figlio: «E’ il minore dei tre fratelli, e come tutti i figli più piccoli è sempre stato il più sveglio. Poi, il fatto di vivere all’estero, l’ha fatto maturare più in fretta. Purtroppo ci vediamo poco, ma la mamma abita con lui. E se, finita l’avventura vorrà venire a lavorare in azienda, sarò contento» |
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Articolo scritto da Roberto Commentucci per UbitennisIl 1992 anno d'oro per il tennis. Ecco la generazione dei fenomeni. Cinque stelle pronte a dominare Forse mai nel tennis si era vista una tale concentrazione di talenti nati in un solo anno. E il bello è che fra i magnifici cinque c’è anche un azzurro. Giacomo “Jack” Miccini, l’americano di Recanati, a pieno titolo nel gruppo dei migliori talenti del tennis mondiale. La clamorosa impresa di Ryan Harrison, il quindicenne statunitense capace qualche giorno fa di issarsi fino al secondo turno di un torneo Atp (negli ultimi dieci anni solo Gasquet e Nadal sono stati capaci di tanto) ha posto sulla ribalta, oltre all’americano, una intera pattuglia di suoi coetanei (sono tutti nati nel 1992), provenienti da tutte le parti del mondo, che pare destinata a dominare il tennis che sarà. Tenete a mente questi nomi: Ryan Harrison, Stati Uniti. Bernard Tomic, Australia. Yuki Bhambri, India. Giacomo Miccini, Italia. Philip Krajinovic, Serbia. Cinque ragazzi promettentissimi, che oltre a mettere in mostra grandissimi mezzi tecnici, hanno già raggiunto risultati notevoli, anche sotto il profilo statistico. Basti pensare che allo scorso Australian Open juniores (competizione aperta a giocatori nati negli anni 1990 e seguenti) tre semifinalisti su quattro erano del ‘92: Harrison, Bhambri e il padrone di casa Tomic, che ha poi vinto il titolo per la gioia dei suoi connazionali. Sono state le più giovani semifinali nella storia dei tornei junior dello Slam. Ma cerchiamo ora di conoscere da vicino questi ragazzi. Il più famoso di tutti, (almeno fino all‘exploit di Harrison), è l’australiano Bernard Tomic, strombazzatissimo e precocissimo talento, messo sotto contratto dalla IMG già a tredici anni, formatosi alla Bollettieri Academy. Bernard è nato il 10 ottobre 1992 in Germania, da genitori di origine croata, trasferitisi di lì a poco in Australia. E’ attualmente n. 3 del mondo nelle graduatorie Itf, e n. 1080 della classifica Atp. A livello giovanile, oltre all’Aus Open junior, è stato capace di vincere l’Orange Bowl nelle categorie under 12, under 14 e under 16, oltre a moltissimi altri tornei. In patria è considerato una sicura promessa. Garantiscono per lui, tra gli altri, Fred Stolle e Pat Cash, oltre, naturalmente, a Nick Bollettieri. Ma il ragazzo ha stupito ugualmente tutti qualche mese fa, nel primo turno delle qualificazioni dell’Australian Open, dove gli avevano concesso una wild card per fargli fare un po’ di esperienza. Bernard, 15 anni e 3 mesi, è stato capace di sconfiggere il giocatore di Taipei Hieu Tzu Wang, classificato intorno alla 120a posizione del ranking. Dal punto di vista tecnico Tomic, piuttosto alto ma non molto robusto, ha la sua dote migliore nella capacità di cambiare ritmo. Ha un servizio poco appariscente ma già pungente e molto continuo e preciso. Il diritto è visibilmente un colpo costruito, ma è profondo e carico di rotazione. Il colpo migliore dell’aussie è il rovescio bimane: piatto, naturale, giocato con un grandissimo anticipo e un timing perfetto. Con esso Bernard sa trovare ogni tipo di traiettoria e nasconde benissimo la direzione del colpo, ricavandone angoli impossibili, accelerazioni mortifere e improvvise. Sono stati fatti paragoni importanti per il rovescio di Tomic. Il più azzeccato, forse, è con quello del mai dimenticato “gattone” Mecir. Nientemeno. Ryan Harrison ha oggettivamente sorpreso tutti all’inizio di questa settimana, superando di slancio le qualificazioni a Houston dove poi ha battuto un giocatore solido come Cuevas nel primo turno. Ma se ne parlava da tempo come uno dei tennisti più promettenti del panorama mondiale. Sul giovane americano potete trovare qui il breve profilo che ne ha tracciato il nostro Luca Labadini. Il ragazzo yankee, fisicamente più potente di Tomic, è dotato di un servizio incisivo, con un gesto molto fluido, e una azione della spalla davvero eccellente, grazie alla quale ha sviluppato un’ottima soluzione in kick. Dei due fondamentali, pare migliore il rovescio, giocato prevalentemente bimane, ma molto efficace anche in back a una mano. Il diritto, giocato con un’apertura molto chiusa, è un colpo pesante ma meno sicuro. Harrison tuttavia fa parlare di se soprattutto per la notevole predisposizione per il gioco al volo, dove coniuga eleganza ed efficacia. Un giocatore spettacolare, insomma, oltre che già fortissimo. Il terzo semifinalista dell’ultimo Australian Open, come detto lo Slam junior più verde della storia, è stato l’indiano Yuki Bhambri, nato a Nuova Delhi il 4 luglio di quel fatidico 1992 e laureatosi pochi mesi fa campione under 18 ITF Asia-Oceania. L’indiano è attualmente n. 5 nel ranking mondiale juniores ed è al n. 1205 della classifica Atp. Nel suo paese è seguitissimo, è già sotto contratto con la IMG ed è ritenuto una grande speranza, a dispetto del suo fisico minuto. Bhambri in effetti non è un picchiatore, ma è rapidissimo negli spostamenti e ha un tennis molto brillante, fatto di colpi da fondo piatti, anticipati e incisivi, con accelerazioni improvvise alternate a ottimi tocchi. E veniamo ora al nostro Giacomo Miccini da Recanati, che è nato… 24 ore dopo Bhambri, il 5 luglio 1992. Jack, oramai al quarto anno alla Bollettieri Academy, poche settimane fa è stato messo sotto contratto dalla IMG (che pare fosse riluttante a puntare su un italiano, nonostante i notevoli risultati del ragazzo). Miccini, a differenza di Harrison, Tomic e Bhambri, non ha ancora conquistato punti Atp, ma vanta già risultati sensazionali per la sua età. Giacomo qualche mese fa, prima di iniziare a dedicarsi ai tornei pro (a ciò spinto dal nuovo coach Ariel Gaitan, lo stesso che ha costruito Kei Nishikori) ha raggiunto la 20a posizione nel ranking Itf, una classifica record per un quindicenne azzurro. E negli scontri diretti con i pari età, gli altri terribili ‘92, non sfigura affatto: è in parità con Tomic (dal quale ha perso un match lottatissimo e leggendario a Reggio Emilia, nella Davis Cup junior, competizione a squadre under 16, per poi prendersi la rivincita nelle qualificazioni dell’US Open junior); è in vantaggio per 2-0 con l’indiano Bhambri; e con Harrison ha giocato solo una volta, poche settimane fa, nelle qualificazioni di un future in Canada, perdendo un match lottato, 63 64, due soli break e partita decisa da pochi punti. Sotto il profilo tecnico Miccini è il tipico giocatore da cemento. Molto dotato quanto a potenza, il suo schema preferito è il classico uno-due servizio diritto, grazie anche ad una prima palla di battuta che supera già i 200 Km/h. Rovescio bimane, gioca vicino al campo e spinge da fondo, soprattutto con il notevole diritto, un colpo pesantissimo che lui controlla molto bene grazie ad una gran frustata di polso. Giacomo ha grandi margini di miglioramento nel rovescio (con cui si difende bene, ma che non gli consente per ora di comandare il gioco), nella seconda di servizio e negli spostamenti laterali, dove ha qualche problema anche a causa del rapido sviluppo corporeo dell‘ultimo anno (è già alto intorno al metro e 85). Giacomo questa settimana è tornato a giocare in Italia, al Future di Francavilla, dove ha perso nettamente al primo turno dall’argentino Galdon, anche a causa di alcuni problemi fisici. Nelle prossime settimane dovrebbe partecipare ad alcuni Future italiani per poi prendere parte al Bonfiglio e al Roland Garros juniores, prima di tornare a tuffarsi nell’attività pro. Il quinto fenomeno della nostra lista è il serbo Filip Krajinovic, nato a Belgrado il 27 febbraio (indovinate di che anno…). E’ approdato solo da alcuni mesi alla corte di Bollettieri, ma ha bruciato letteralmente le tappe. Pur avendo giocato pochissimi tornei a livello junior, ha messo in mostra le sue qualità lo scorso mese di novembre all’Eddie Herr, uno dei più prestigiosi eventi juniores americani, dove ha battuto uno dopo l’altro Bernard Tomic e Ryan Harrison, arrivando in pochissimo tempo fra i primi 70 del mondo. Dopodichè, ha subito iniziato a giocare a livello professionistico e ha centrato due qualificazioni a livello Future, dove ha impegnato allo spasimo il n. 1 del mondo ITF, il lituano Berankis, già 700 Atp. Krajinovic sul piano tecnico è poco conosciuto, ma viene descritto come un autentico bombardiere, dotato di un gran fisico, di un braccio velocissimo e di colpi già pesantissimi, sebbene per ora non riesca a tenerne molti dentro le righe. C’è chi pensa che sia proprio lui il più forte dei cinque. Non possiamo sapere, oggi, chi di loro arriverà più lontano, quale sarà il migliore, chi si rivelerà, insomma, il nuovo Federer. Ma sicuramente di questi ragazzi ne risentiremo parlare. Garantito. |
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Articolo scritto da Ubaldo Scanagatta per Ubitennis il 05/09/07Il tennista del momento NEW YORK _ Non fraintendiamo. Non è un fenomeno assoluto come la Steffi Graf che vidi tredicenne fra le adulte nel Roland Garros 1983, né come Rafa Nadal che vidi battere Albert Costa, roi du Roland Garros, a Montecarlo 2003 non ancora diciassettenne, ma c’è un ragazzino italiano di 15 anni, Giacomo Miccini di Recanati, che da quel natìo borgo selvaggio anziché alla poesia, si è dedicato anima e corpo (con il portafogli dei genitori…) al tennis, portandosi dietro assai minori angoscie di quell’altro Giacomo, il Leopardi. Lui, più ancora forse di Matteo Trevisan che pure è il n.3 del mondo junior, potrebbe procurare al tennis italiano soddisfazioni invano attese da decenni.Giacomo, classe 1992, alto 1m e 84 cm, è il n.2 del mondo under 16. Qui a New York ha battuto il n.1, il talento australiano Tomic che come lui si allena da Nick Bollettieri in Florida. L’ho visto poi cedere a un americano di 18 anni, inevitabilmente più potente ed esperto. Aveva vinto il primo set e lottato alla pari il secondo, prima di cedere nettamente nel terzo.Giacomo, però, spara già prime palle di battuta ben oltre i 200 km orari. Pietrangeli, e perfino Panatta, se lo sognavano. Idem Volandri che non impugna le racchettine di legno dei predecessori. Anche di dritto tira sventole spaventose, frutto di una tremenda frustata di polso che, nel tentar di spaccare le palline in quattro, ne rende difficilmente leggibili le traiettorie. Da migliorare il rovescio bimane.Il “Nostro” si è trasferito alla corte del “guru” Bollettieri all’età di 12 anni. Retta annuale 36.000 euro, però, Bollettieri lo ospita gratis. Insomma ci crede anche Nick.“Altrimenti avremmo accettato l’offerta della Fit che lo voleva al centro di Tirrenia”. Giacomo ha già partecipato a una trentina di gare under 18. Alla sua età Trevisan _ una via più autarchica e meno dispendiosa la sua _ ne aveva giocate un paio.Papà Miccini, Gabriele, dice: “Non sciava bene come il fratello, migliore anche come calciatore, ma tennisticamente Giacomo è sempre stato precoce. Sembrava nato per questo sport, non per gli altri…A 3 anni sapeva già i punti del tennis. Fissato era sempre in campo o con il primo maestro Giovanni Torresi (che è anche qui; ed è, oltre che maestro, sindaco di Pioraco, paesino di 1200 abitanti) o con chiunque. A 8 anni batteva già i grandi. A 9 anni ha vinto la Lemon Bowl under 10. portava la racchetta anche sulla spiaggia…Non si può conciliaree scuola e tennis ad alto livello, l’altro mio figlio ci aveva provato e rischiava di far poco bene tutte e due le cose.” |
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Articolo scritto da Ubaldo Scanagatta per Ubitennis il 04/09/07Peccato che abbia perso invece Giacomo Miccini dopo aver vinto il primo set 7-5 con l’americano di origini italiane Dennis Nevolo. Il ragazzo di Recanati ha perso 6-3 il secondo e 6-0 il terzo. Ma mi è piaciuto moltissimo per l’atteggamento in campo, grintoso, aggressivo. Ha un bellissimo dritto, strepitoso anzi, con una frustata di polso che lo rende difficile da leggere, e un’ottima prima di servizio (ce l’avesse Volandri così!). La seconda invece è ancora molto attaccabile. Tante le ingenuità, quasi tutte sbagliate le palle corte, e così così il rovescio. Ma in Italia uno che giocasse così a 15 anni forse non lo si era mai visto. Quando ho detto, vedendo un suo servizio chiaramente oltre i 200 km orari (il radar però non c’era) a Tommasi, “Pietrangeli non ha mai servito così!” lui ha risposto “Nemmeno Panatta!”. Va spesso anche a rete Giacomo, ma per ora sbaglia ancora parecchio. Ma che cosa si può pretendere di più da un quindicenne? Intanto è il n.2 del mondo dlela sua età e qualcosa significa. Fine nota UBS)
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Articolo scritto da Ubaldo Scanagatta per Ubitennis il 04/09/07Parla il papà di Giacomo Miccini. “Mio figlio era fissato con il tennis”. “A 3 anni sapeva il punteggio”. I pesanti sacrifici economici. Spunta un altro cipriota e la Kalashnikova 4 Settembre 2007 Articolo di Ubaldo Scanagatta
NEW YORK _ Non fraintendiamo. Non è un fenomeno assoluto come la Steffi Graf che vidi tredicenne fra le adulte nel Roland Garros 1983, né come Rafa Nadal che vidi battere Albert Costa, roi du Roland Garros, a Montecarlo 2003 non ancora diciassettenne, ma c’è un ragazzino italiano di 15 anni, Giacomo Miccini di Recanati, che da quel natìo borgo selvaggio anziché alla poesia, si è dedicato anima e corpo (con il portafogli dei genitori…) al tennis, portandosi dietro assai minori angoscie di quell’altro Giacomo, il Leopardi. Lui, più ancora forse di Matteo Trevisan che pure è il n.3 del mondo junior, potrebbe procurare al tennis italiano soddisfazioni invano attese da decenni. Giacomo, classe 1992, alto 1m e 84 cm già oggi, figlio del proprietario del mobilificio Giessegi (250 dipendenti), è il n.2 del mondo under 16. Qui a New York ha battuto il n.1, il talento australiano Tomic che come lui si allena da Nick Bollettieri in Florida. L’ho visto poi cedere a un americano di 18 anni, inevitabilmente più potente ed esperto. Aveva vinto il primo set e lottato alla pari il secondo, prima di cedere nettamente nel terzo. Giacomo, però, spara già prime palle di battuta ben oltre i 200 km orari. Pietrangeli, e perfino Panatta, se lo sognavano. Idem Volandri che non impugna le racchettine di legno dei predecessori. Anche di dritto tira sventole spaventose, frutto di una tremenda frustata di polso che, nel tentar di spaccare le palline in quattro, ne rende difficilmente leggibili le traiettorie. Da migliorare il rovescio bimane. Il “Nostro” si è trasferito alla corte del “guru” Bollettieri all’età di 12 anni. Retta annuale 36.000 euro. In due anni sono 72.000. Più i viaggi avanti-indrè dei genitori, più la casa comprata all’interno del campus di Bradenton per seguirlo meglio ed eviargli di avvelenarsi in mensa. Da quest’anno, però, Bollettieri lo ospita gratis. Insomma ci crede anche Nick. “Altrimenti avremmo accettato l’offerta della Fit che lo voleva al centro di Tirrenia”. Giacomo ha già partecipato a una trentina di gare under 18. Alla sua età Trevisan _ una via più autarchica e meno dispendiosa la sua _ ne aveva giocate un paio. Papà Miccini, Gabriele, dice: “Non sciava bene come il fratello, migliore anche come calciatore, ma tennisticamente Giacomo è sempre stato precoce. Sembrava nato per questo sport, non per gli altri…A 3 anni sapeva già i punti del tennis. Fissato era sempre in campo o con il primo maestro Giovanni Torresi (che è anche qui; ed è, oltre che maestro, sindaco di Pioraco, paesino di 1200 abitanti) o con chiunque. A 8 anni batteva già i grandi. A 9 anni ha vinto la Lemon Bowl under 10. portava la racchetta anche sulla spiaggia…Non si può conciliaree scuola e tennis ad alto livello, l’altro mio figlio ci aveva provato e rischiava di far poco bene tutte e due le cose.” Insieme a Miccini, e ancora in gara al secondo turno, anche Nastassja Burnett, italiana nonostante il cognome preso dalla madre polacca (separata). Anche lei ha 15 anni. Bella, bruna, alta(1m. 74 cm), la…”Sharapova de noantri”, tira gran randellate. Anche lei sta facendo parlare di sé. N.d.UBS Segnalo che fra gli junior c’è una ragazzina georgiana che si chiama Kalashnikova. Scommetto che tira granddi fucilate. Inoltre ho notato che un ragazzo di Cipro, Andrew Thomas, ha strappato un set al mancino francese Eysserich. Insomma, mi sono domandato, ma è possibile che l’effetto Baghdatis abbia già colpito? Aggiungo al pezzo qui sopra (forzatamente conciso anche riguardo alla Burnett perchè lo spazio assegnato era quello) che la FIT sta versando 3.000 euro al’anno per contriburie al…breakfast e alle merenda di Miccini. Scherzo, ovviamente, capisco che non si possa fare molto di più, però è chiaro che nel mare magnum delle spese 3.000 euro siano veramente _ e purtroppo _ soltanto spiccioli. |
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